Il servizio pre ruolo del personale docente e Ata va riconosciuto per intero

Con sentenza del 20.10.2023 il Tribunale di Reggio Calabria Sezione Lavoro in persona del Dott. De Leo, ha accolto il ricorso proposto da personale ATA e docenti condannando il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca al riconoscimento come servizio di ruolo, sia ai fini giuridici che economici dell’intero servizio non di ruolo svolto prima dell’assunzione a tempo indeterminato e conseguentemente con collocazione degli stessi nella posizione stipendiale maturata.
Il Ministero applica una vecchia norma, l’art. 485 DLgs n. 297/1994 secondo la quale solo i 4 anni di preruolo vengono interamente riconosciuti, mentre gli altri solo per i 2/3. Il Tribunale di Reggio Calabria ha censurato tale disposizione ritenendola in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato che vieta ogni discriminazione tra dipendenti con contratto a tempo determinato e a tempo indeterminato. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE sent. 20.09.2018 causa C-466/2017) ha evidenziato che “la clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che essa non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale come quella di cui al procedimento principale, la quale, ai fini dell’ inquadramento di un lavoratore in una categoria retributiva al momento della sua assunzione in base ai titoli come dipendente pubblico di ruolo, tenga conto dei periodi di servizio prestati nell’ambito di contratti di lavoro a tempo determinato in misura integrale fino al quarto anno e poi, oltre tale limite, parzialmente, a concorrenza dei due terzi”.
Nel solco tracciato dalla giurisprudenza europea si è pronunciata altresì la Suprema Corte (così Cass. n. 31149/2019; nello stesso senso Cass. n. 3474/2020) secondo cui “In tema di riconoscimento dell’anzianità di servizio dei docenti a tempo determinato poi definitivamente immessi nei ruoli dell’amministrazione scolastica, l’art. 485 del D.Lgs. n. 297 del 1994 deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva 1999/70/CE, nei casi in cui l’anzianità risultante dall’applicazione dei criteri dallo stesso indicati, unitamente a quello fissato dall’art. 489 dello stesso decreto, come integrato dall’art. 11, comma 14, della L. n. 124 del 1999, risulti essere inferiore a quella riconoscibile al docente comparabile assunto a tempo indeterminato; il giudice del merito, per accertare la sussistenza di tale discriminazione, dovrà comparare il trattamento riservato all’assunto a tempo determinato poi immesso in ruolo, con quello del docente ab origine a tempo indeterminato, senza valorizzare, pertanto, le interruzioni fra un rapporto e l’altro, ne’ applicare la regola dell’equivalenza fissata dal richiamato art. 489, e, in caso di disapplicazione, computare l’anzianità da riconoscere ad ogni effetto al docente assunto a tempo determinato, poi immesso in ruolo, sulla base dei medesimi criteri che valgono per l’assunto a tempo indeterminato”.
La ratio della decisione del Tribunale di Reggio Calabria va individuata nel tentativo di scongiurare il rischio di discriminazioni “alla rovescia” in danno dei docenti assunti ab origine con contratti a tempo indeterminato le quali si anniderebbero nell’ipotesi in cui, in sede di ricostruzione della carriera, si utilizzasse il criterio dell’abbattimento così favorendo il lavoratore a termine che, potendo giovarsi del criterio di cui all’art. 489 D.Lgs. n. 297/1994, potrebbe ottenere un’anzianità pari a quella dell’assunto a tempo indeterminato, pur avendo reso rispetto a quest’ultimo una prestazione di durata temporalmente inferiore.
Il Giudice del lavoro ribadisce che la verifica sulla condotta discriminatoria non va condotta in astratto bensì sulla scorta della specificità del caso concreto con la conseguenza che possa considerarsi discriminato dall’applicazione dell’art. 485 D.Lgs. n. 297/1994, soltanto il docente la cui anzianità, calcolata ai sensi della norma speciale, sia inferiore a quella che nello stesso arco temporale avrebbe maturato il docente comparabile, assunto con contratto a tempo indeterminato.

Reggio Calabria, Carabiniere accusato dalla moglie di maltrattamenti assolto “perché il fatto non sussiste”

Reggio Calabria, l’uomo di 52 anni è stato assolto poiché considerate inattendibili le dichiarazioni della persona offesa L.C.A.
Assolto perché il fatto non sussiste un vicebrigadiere dei Carabinieri M.V. accusato dalla propria moglie di maltrattamenti e lesioni.

Martedì scorso si è celebrato il processo dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria nella persona della D.ssa Greta Iori.
L’uomo di 52 anni, assistito dall’Avv. Paola Mesiano ed a cui l’accusa aveva chiesto la condanna alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione, è stato assolto poiché considerate inattendibili le dichiarazioni della persona offesa L.C.A.
I dubbi in merito alla forza della deposizione sono emerse non tanto in punto di attendibilità intrinseca del narrato quanto piuttosto in relazione alla sua credibilità soggettiva.

Dichiarazioni che tra l’altro sono state smentite sotto plurimi profili. E’ emerso che la persona offesa avesse un profilo di personalità complesso, che soffriva di disturbi ansiosi che culminavano in picchi nervosi nel corso dei quali ella diventava aggressiva, giungendo a compiere addirittura gesti autolesionistici.

Fonte: Strettoweb

Procedimento Petrolmafie spa. Annullata parzialmente l’ordinanza limitatamente alla circostanza aggravante di cui all’art 416 bis 1 cp.

Con provvedimento emesso il 7 maggio 2021 il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha annullato parzialmente l’ordinanza con cui Il GIP Dott Quaranta aveva applicato la misura della custodia cautelare in carcere al sig D. G. .
Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza limitatamente alla circostanza aggravante di cui all’ art 416 bis 1cp.
Come ribadito in sede di riesame dal sottoscritto difensore dalle risultanze investigative non poteva emergere un quadro indiziario preciso e grave in merito alla circostanza di cui all art 416 bis 1 cp di agevolazione dell’ attività dell’associazione mafiosa.
Secondo l’accusa la gestione del distributore di carburanti sito in Reggio Calabria in virtù di un contratto di fitto di ramo d’azienda aveva permesso ad una cosca Reggina di rafforzare la propria  presenza sul territorio attraverso il controllo di un’attività economica estremamente redditizia e di investire capitali illecitamente accumulati.
Dunque, il Tribunale della Libertà ha ritenuto  che i fatti contestati non sono stati commessi al fine di agevolare l’ associazione mafiosa.

Ordinanza cautelare collegiale del 12.10.2020…

Con Ordinanza cautelare collegiale del 12.10.2020  il Tribunale di Reggio Calabria – Sez. Lavoro si pronunciava positivamente sul ricorso proposto – con l’assistenza dell’Avv. Paola Mesiano del foro di Reggio Calabria– da una insegnante referente unica di genitore con disabilità grave, riconoscendole il diritto alla precedenza ex art. 33 comma V legge 104/1992 in sede di mobilità interprovinciale così disapplicando le norme pattizie di cui al CCNI della mobilità, ossia art. 13 punto IV ed art. 14, che non riconoscono il diritto di precedenza ex art. 33 legge 104/92 nei trasferimenti interprovinciali, limitandone la operatività nell’ambito della sola mobilità provinciale e delle assegnazioni provvisorie.

L’Amministrazione costituita eccepiva che  l’assegnazione provvisoria annuale è un’ istituto attinente alla mobilità del personale, finalizzato anche all’assistenza del familiare diversamente abile, l’astratta previsione della precedenza ai soli fini della stessa e non anche del trasferimento a titolo definitivo costituirebbe elemento idoneo a soddisfare le esigenze di cui all’art 33 comma 5 della legge 104/92. La docente aveva potuto scegliere una sede di lavoro vicino alla dimora del genitore assistito, dunque,  il suo diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere ex art 33 comma 5 L.n. 104/92 è stato garantito mediante l’attribuzione di una sede a titolo di assegnazione provvisoria.

Il Tribunale non condividendo l’assunto dell’Amministrazione  affermava il principio di diritto secondo cui 

“L’istituto della assegnazione provvisoria è, per come strutturata ,solo una temporanea assegnazione (annuale) della sede senza alcuna automatica garanzia di rinnovo . L’assunto del Ministero oblitera completamente un dato di fatto strutturale incontestabile come la differenza e la reciproca autonomia tra trasferimenti ed assegnazioni provvisorie nel Comparto Scuola: non a caso, oggetto di domande, termini, procedure e graduatorie diverse.

Non si può quindi dire che il diritto di scelta del soggetto a ciò titolato dall’art.33 co.5 L.104/1992 sia sufficientemente tutelato dalla possibilità di godere della relativa precedenza solo per una delle due procedure, lasciando immotivatamente esclusa l’altra: a meno di postulare un’automaticità – inesistente alla luce del dato normativo vigente – per cui all’insegnante in possesso di tutti i requisiti ex art.33 co.5 L.104/1992 cui venga negato il trasferimento venga automaticamente riconosciuta l’assegnazione provvisoria salvo esigenze organizzative da rappresentarsi caso per caso (non essendo tale diritto di scelta, come noto, un diritto assoluto).

La lettera della norma in esame non introduce alcuna limitazione temporale a tale facoltà di scelta, come sarebbe invece accaduto nel diverso caso dell’utilizzo di avverbi come “temporaneamente” o di locuzioni come “in via provvisoria”. In ogni caso non si ravvisa alcuna ragione organizzativa per escludere , a priori , nella mobilità interprovinciale , una tutela nella forma di un diritto alla precedenza anche al dipendente figlio di genitore disabile al quale può prestare assistenza.

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